Mi sembra assurdo stare ancora qui a piangere per te, un mese e due giorni che non ci sei, che i tuoi miagolii di fame non riempiono la casa puntuali a mezzogiorno e alle otto.
Un mese.
Anche se non ti vedevo mai, stando qui a Roma, stando a casa da zia.
Sul portatile non ho neppure una tua foto perché avevo smesso di fartene, così magrolino che sembravi un ossicino col pelo, pensavo che ti avrebbe dato fastidio e che avresti voluto farti ricordare nei "fasti" del tempo passato, quando eri cicciotto e combina guai.
Sono sempre le stesse le foto, le avrò caricate mille volte sui blog. Adesso ne sento il bisogno più che mai per colmare questa assenza terribile, questo vuoto che mi disarma e che non riesco a gestire. Ho affrontato cose anche peggiori, sono riuscita a prepararmi e ad affrontare razionalmente la morte ma con te non lo vedo possibile.
Ogni volta che torno a casa chiudo in fretta la porta per paura che tu scappi. Chiudo la porta del salone per non farti rovinare il divano. Prima di chiudere una stanza mi guardo in giro per vedere se sei dentro. Ed ogni volta è una fitta al cuore. Al supermercato vedo le tue scatolette e mi va di comprartele. Ti cerco dietro le tende, negli scatoli dove ti piaceva nasconderti. Ma tu non ci sei più.
E' incredibile quanto mi manchi. Mi manchi più di qualsiasi altra persona in questo momento. Mi piace pensare che sei insieme a loro, che sei li a fare le coccole a mamma, perché le facevi solo a lei, mi piace cullarmi in questo dolce pensiero.
Ogni tanto penso che in futuro (un futuro molto lontano) avrò un altro gattino, forse due. Ma non sono sicura del fatto che riuscirei ad affrontare la paura di perdere anche loro, non sono sicura nemmeno se riuscirò ad amarli come ho amato te.
Rinvio a quel futuro il problema, per ora nel mio cuore non c'è assolutamente più posto.
Ti bacio cucciolino, spero che le ferite del mio cuore diventino presto come le cicatrici che mi hai lasciato tu un pò ovunque.
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Questo è l'inizio del quarto giorno senza il mio nonnino. Se ne è andato giovedì sera, spero serenamente, senza ulteriormente soffrire. Io non c'ero, ero qui a Roma.
Credo che chi mi ha vista al funerale mi abbia presa per matta.
La persona che mi ha cresciuto come un padre da quando un padre non ce l'avevo più, il nonno che mi adorava e che adoravo, di lì a poco sarebbe stato messo sotto terra ed io non piangevo. Ero lì, impassibile, ad ascoltare il parroco, talvolta un sorrisino, le lacrime solo alla fine, solo quando altre persone mi venivano a salutare e a compiere l'orrido rito dell'assalto ai parenti del defunto per dire "condoglianze".
Ho cercato di spiegare a qualcuno il modo in cui mi sento, ma credo che pochi abbiano davvero capito.
Perché distruggersi per un corpo? Anche io sentirò la sua mancanza, ma a ben pensarci la sentivo già da tanto, da quando l'anzianità e le malattie lo avevano reso meno lucido, negli ultimi mesi, quasi assente, non riconosceva più le persone e nemmeno me, perché non mi vedeva tutti i giorni.
Non mi mancherà quel nonnino tanto malato, tanto deperito, che faceva soffrie al sol vederlo. Mi mancherà quello con cui facevo le passeggiate da bambina, quello con cui facevo i discorsi "seri" per la gestione della casa, con cui litigavo quando non c'era urgenza per pagare le bollette e lui mi obbligava ad andare alla posta, quello che mi ha insegnato a giocare a scopa nei pomeriggi d'estate mangiando pane ed olio. Mi mancherà il nonno sorridente di qualche anno fa, quello che già ora non avevo più.
<Stavolta non posso essere egoista> mi sono detta. Ha semplicemente smesso di soffrire, non posso essere triste per questo. Se non lo vedrò più, so bene che lo sentirò vicino ogni volta che ne avrò bisogno, perché lui c'è.
Ci sono passata già due volte. Ho visto morire le due persone più importanti della mia vita quando ero appena una ragazzina. Ma questa volta ho accettato l'ineluttabilità della vita, perché stavolta c'era motivo di farlo.
Perché posso solo ringraziare per averlo avuto accanto in tutti questi anni, per tutto quello che ci ha insegnato, per la sua bontà e per quanto mi ha fatto crescere.
Grazie nonno, lo so che ci guardi da lassù.
Ti voglio bene
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Ogni tanto una cosa piccolissima fa tornare indietro negli anni. Oggi ho visto una scritta e sono tornata a quando facevo le raccolte di figurine...
Principalmente collezionavo quelle da bambina, ovviamente: i mini pony, milly un giorno dopo l'altro, la Sirenetta, poi quando ero più grandina Beverly Hills, Bayside School e così via... Qualche volta mi capitava di avere tra le mani figurine "spurie", che mi regalavano le mie cugine più grandi e le attaccavo sul diario segreto e per abbellire i quaderni di scuola, anche se lì principalmente mettevo quelle dell'ultima pagina del Cioè.
Però non disdegnavo i calciatori.
Avrei voluto la fisarmonica dell'Inter e della Salernitana, ma non osavo chiedere ai maschietti di regalarmi i doppioni perché quei tirchi non l'avrebbero fatto, primo: sei femmina che ci devi fare, secondo: dobbiamo fare le gare. E i soldini che i miei mi davano per le mie figurine servivano a completare l'album, di certo non per i "giocatori" (come noi chiamavamo il mitico album Panini del calcio)!
Non ho mai capito quei misteriosi giochi che i maschi facevano con le figurine dei calciatori. Ognuno aveva il suo mazzettino, le mettevano a turno sul banco e ogni tanto uno dei due si prendeva tutto. Oppure le piegavano come i nonni piegano le carte napoletane per giocare a scopa e poi sbattevano la mano sul banco per farla voltare. Bho. Un universo mai compreso, del quale è meglio alla mia veneranda età non indagare.
Era una specie di rito, la domenica, dopo la messa, con la mille lire in mano, andavamo con le amiche al tabacchino, compravamo due-tre bustine e il resto in caramelle (le Goleador rosse e verdi o alla cocacola) o le liquirizie a rotella.
Poi a casa, la fremente corsa all'attacco: prima di pranzo le figurine erano già bell'e sistemate sull'album (le mie sempre un pò storte, un pò fuori dagli angoli) e sul foglietto c'erano scritti i doppioni e quelle che mancavano. A scuola inevce avveniva qualche baratto.
Penso che se mi sforzassi, ricorderei l'odore della colla dietro le figurine.
(Per inciso, mai avuta la soddisfazione di vedere un album finito, eh!
)
Come mi è venuto in mente tutto ciò? fate caso alle pubblicità che appaiono sotto alle schermate di msn..
Ebbene. Il virtuale ci ha tolto anche questo. Ha snaturato completamente l'idea della figurina e, per me, la Panini si è venduta...
Ma vuoi mettere la bellezza dell'incavolarti per le unghie troppo corte per riuscire a staccare la figurina dalla carta di dietro, o il frusciare delle pagine dell'album tutte pesanti e piene di figurine, o l'odio con cui guardavi quelle tre-quattro cornicette che restavano sempre vuote perché le figurine erano introvabili?
Vuoi mettere i litigi (soprattutto per i maschi) perchè il giocatore X vale più della squadra Y quindi se lo vuoi mi devi dare la squadra Y più il giocatore Z più la coppa Uefa?
Vuoi mettere l'intramontabile "ce lo ce lo mi manca" della nostra infanzia?!
baci baci!
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Oggi mi sento davvero Proustiana. Senza sapere un granchè cosa significhi..
Sono qui a Roma di nuovo, lasciando a casa una situazione pessima e portandomi dietro l'ansia per gli esami e il terrore di ricevere una brutta telefonata.
Oggi mi sento davvero sola. Lo so, a volte capita, ma io ogni volta non lo sopporto.
E' stato brutto prima, quando in fila alla cassa del supermercato un nonnetto mi fa passare avanti dicendo "Tanto io non ho fretta. Vorrei solo salire presto in cielo". Mi è venuto in mente il mio, di nonnetto. Non lasciarti andare.. ti prego..
Un sorrisino in questa giornata sono state le mie "madeleine". Ricordate Proust che assapora questi dolcetti e ricorda la sua infanzia, viene rapito dal senso del tempo?
Io di madeleine ne ho diverse e oggi ho comprato queste qui
Il mio papà viaggiava molto per lavoro, era ingegnere ed era sempre in giro per cantieri. Non era golosissimo, ma spesso aveva questi biscotti nel portaoggetti, per il buchino di stomaco delle 11.. senza dire nulla a nessuno, come mi facevano sempre credere da bambina.
Io li adoro perché sono buonissimi e perché mi ricordano tanto le nostre gite in macchina la domenica, quando spesso mamma era di turno alla guardia medica o era troppo stanca per venirci dietro.
A volte papà mi portava sul lungomare e giocavamo a comprare le lavatrici e gli scarti vari che si vedevano a riva, prima che un'attenta amministrazione comunale ripulisse il tutto.
Altre volte, andavamo a trovare mamma sul lavoro, visto che la domenica non c'era quasi mai nessuna emergenza.
Altre volte ancora, molto più spesso, mi portava in mezzo alla natura, per una breve passeggiata in collina, su qualche prato a giocare, a vedere qualche rudere antico, a mostrarmi le zone dove diceva di andare a caccia, ma in realtà tornava sempre con asparagi o cicoria selvatica..
Voleva che diventassi un'amante della natura come era lui, che è cresciuto in campagna, che apprezzassi il bello di vedere il verde, gli alberi, gli uccelli, gli animali della campagna, a non avere paura degli insetti (in questo non ha avuto successo..). Ed un pò così ci sono diventata.
Non ho avuto nemmeno il tempo di imparare altro da lui. Era tanto buono, buono come il pane, diponibile ad aiutare gli altri, ma a volte un pò burbero. Ricordo il suo sorriso. Ricordo che cantavamo insieme, io lui e mamma, nei viaggi per andare in Calabria dai nonni e mi facevano ascoltare Battisti.
Ricordo tante piccolissime cose, che a volte mi sembrano troppo minuscole per essere chiamate ricordi, ma sono tutto ciò che mi resta.
Che bello mangiare uno di questi biscotti. Sono tornata piccola, seduta sul sedile davanti, con le gambe che non arrivano a terra e le ginocchia sbucciate, a ridere del nostro segreto dolcetto.

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Dopo che sei andato via, ieri, sono rientrata in camera, il tuo odore ancora nell'aria.
Ho sistemato tutto, ho rifatto il letto, messo gli oggetti al loro posto, quello che avevano prima di fare spazio ai tuoi. Ho messo via le tue asciugamani, lavato la tua tazzina del caffè.
Tutto ciò non mi è servito a nulla. Sento troppo forte la tua mancanza, ancora di più, per la prima volta così forte, al punto di non potermi guardare in giro senza stare male. Perchè tu non sei venuto a trovarmi, non sei venuto qui per trascorrere tre giorni iniseme, sei venuto a scompigliare il mio rifugio, il mio altro-mondo dove vivo senza ancora ricordi, sei venuto a riempirmi l'aria dei tuoi respiri, dove prima non c'era nulla toccato dalla tua realtà, se non una foto a metà.
Qui a Roma non c'è nulla nella mia camera che mi faccia pensare troppo alla mia casa, a ciò che amo e mi è lontano, perché così mi schermo dal dolore della distanza.. qui è una ltro mondo, diverso. Dopo due mesi ancora credo ogni tanto di svegliarmi e ritrovarmi nella mia casa, nel mio letto di sempre e che tutta Roma sia solo una parentesi..
Invece tu sei venuto qui e inaspettatamente mi hai riempito casa con la tua presenza e non potrò più coricarmi senera, perchè penserò ai giorni in cui nel mio letto c'eri tu.
Ti vorrei sempre qui.. mi manchi già
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Non c'è bisogno di essere fidanzati con qualcuno per dire Buon San Valentino..
E' la festa di chi è innamorato, non di chi è fidanzato!
E con questo non voglio indicare quelli che sono innamorati e non corrisposti.. ma gli innamorati in generale.. si può amare una persona, così come si può amare la vita e l'amore stesso!
.. non fate gli acidi, single.. (girovagando nei blog ne ho visti parecchi di acidosi..)
Se volete, vi regalo un (mio) bel ricordo:
Quando ero piccolina il mio papà portava una rosa, o un bacio, alla mia mamma.. ed anche a me.. sempre, dicendomi "Questo è da parte mia e di mamma, che siamo tanto innamorati di te!"
Buon San Valentino a tutti!
Specialmente al mio amore!
E lasciatemi essere smielata, ogni tanto! 
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Ci sono dei giorni in cui ti senti vecchio, in cui senti il peso degli anni che (non) hai, in cui ti sembra di averne passate tante e tante, e tante, da non poterne più.
Sono i giorni in cui senti l'animo pesante, solitario, cupo, respiri come se il cuore facesse fatica a farti vivere.
Sono i giorni in cui pensi di aver già pianto talmente tanto, e tanto a lungo, e senza aver ottenuto alcunché, che di lacrime non te resteranno ancora molte e che, forse, dovresti dosare quelle che sperperi;
pensi che già troppe persone sono cadute intorno a te, che tanti sono ormai scomparsi e da così tanto tempo, che ormai ti sei abituato all'idea che non ci siano, perchè la tua vita comunque scorre senza di loro;
ti senti vecchio perchè pensi ad alcuni amici come lontani anni luce da te, un ricordo dell'infanzia che non ha continuazione, ora sono altre persone, altri luoghi, altre esistenze che non si incrociano più con la tua.
Ti senti vecchio perchè tutti intorno crescono, o invecchiano, o cambiano e tu non ti senti cambiare con loro, anche se forse è così e non te ne accorgi..
Sono i giorni in cui ti guardi nello specchio cercando addirittura la presenza fisica, sul tuo viso, di tutto ciò che è stato: cerchi rughe, macchie, segni, perchè non è possibile aver tutto questo peso dentro senza esibirlo anche fuori.
Però poi ti rendi conto di quante cose ancora non hai fatto - un certo viaggio, assaggiato un cibo particolare, una esperienza - e provi il desiderio di farle..
Poi ripensi ai tuoi desideri, cercando il modo per realizzarli, sognando di riuscirci, facendo programmi, progetti, immaginando un futuro..
Pensi alle persone che hai ora intorno, rendendoti conto di quanto siano speciali.. e anche se non hanno nulla di particolare, le ami da impazzire semplicemente perché sono il calore della tua vita..
Poi ti chiedi come mai ancora piangi per le persone che non hai più, e le lacrime non bastano mai e sembrano non arrestarsi né finire e, nonostante la tua vita scorra sempre senza di loro, ti ritrovi ancora ad invocare il loro nome, a cercarne la presenza, a volerle come se fossero ancora qui..
Allora ti aggrappi alla vita, che è la cosa più preziosa che hai, e le dici grazie di esserci ancora, semplicemente.
Amore, in queste frasi c'è quello che (non) riesco a dirti, pensando alla mia vita e al mio egoistico aggrapparmi ad essa, pensando a te e a quelle persone che con te rincorrevano un pallone e trascorrevano i pomeriggi e che ora non potrai più incontrare, ma solo ricordare. ti amo..
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C'era una volta una gatta
che aveva una macchia nera sul muso
e una vecchia soffitta vicino al mare
con una finestra a un passo dal cielo blu.
Se la chitarra suonavo
la gatta faceva le fusa
ed una stellina scendeva vicina vicina
poi mi sorrideva e se ne tornava su.
Ora non abito più là
tutto è cambiato non abito più là
ho una casa bellissima
bellissima come vuoi tu.
Ma io ripenso a una gatta
che aveva una macchia nera sul muso
a una vecchia soffitta vicino al mare
con una stellina che ora non vedo più.. La gatta- Gino Paoli
Una canzone per un ricordo..

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Un amico è qualcuno che fa sentire la sua presenza nei momenti di bisogno. E' tante altre cose, ma è anche questo. Di lui ho parlato alcune volte sul blog, ora per la prima volta vi mostro due sue fotografie. Anche se non è la prima volta che è online, alcune sue foto sono già apparse un un altro blog.
Sto parlando di Denny, che non è il mio animale domestico, ma il mio fratellino speciale, con il quale ho avuto le stesse lotte furiose e schermaglie che si hanno tra fratelli veri, io che di fratelli o sorelle non ne ho, se non "acquisiti"..
Ve lo presento perchè oltre ad occupare un posto speciale nel mio cuore, è anche un bel pezzo di gnocco:
Quest'anno compirà la bellezza di 15 anni, quindici anni passati insieme, tranne che nell'ultimo periodo, quindici anni di rincorse di agguati di palline rimbalzanti di morsi graffi e mai fusa, rantolii o coccole di alcun tipo. Solo in questo lui è diverso da me: io coccolo tanto le persone che amo, lui cerca la tua presenza ma non il contatto.
E ora che è vecchiettino e smagrito forse lo amo ancora di più perché ricordo con chiarezza tutte le volte in cui mi veniva ad annusare il viso coperto di lacrime, in cui la sua discreta presenza si faceva più sottile, perché avvenivano cose più grandi di noi alle quali non sapevamo dare spiegazione e alle quali è stato difficile abituarsi, insieme.
Parlare di lui mi da tanta tenerezza perché è stato il mio più vicino compagno d'infanzia, un periodo bellissimo e insieme abbiamo attraversato soglie invisibili e dure da accettare.. Ti voglio bene pelosiello mio 
Vi avevo promesso un'altra immagine.. eccola qui! 
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..Che cornuto! 
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Non è facile stare a casa in questi giorni. C'è la mia nipotina Martina, di otto mesi, che per addormentarsi cerca la ninna nanna e la sua mamma gliela canta ogni volta, con voce dolce, accarezzandole il pancino o cullandola piano.
Le canta la stessa ninna nanna che mamma cantava a me
"Ninna nanna mamma tienimi con te
nel tuo letto grande solo per un pò
ninna nanna mamma io ti canterò
e se ti addormenti, mi addormenterò.."
Poi continua.. non la scrivo tutta qui.
E' difficile. Non posso ricordare, né essere certa che quella fosse la mia ninna nanna, ma so che lo è, lo sento, perché ogni volta che l'ascolto torno bambina e mi si stringe lo stomaco. E si fanno gli occhi lucidi. Non riesco nemmeno a parlarne.
Due giorni fa stavo come una iena. Un pò ancora lo sono, ma l'ultima cosa che ho sentito dire di carino è stata quando io stavo studiando e Martina nel passeggino accanto a me mi ascoltava e commentava con i suoi "da da du du aaaae": sembrate Marisa (mia madre) e Gabriella piccola (la mamma di Martina)..
Quanto è complicata questa vita
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