Sono un po' di giorni che sto proprio giù, che non ci sto con la testa, che i giorni passano facendomi sentire come Penelope con la sua tela che di notte viene sfilata, non riesco ad andare avanti e a far passare questo cavolo di periodo sotto sopra.
Un po' è stata la delusione dell'esame.. in cinque anni di (abbastanza) onorata carriera universitaria, non mi era mai capitato di rifiutare un voto. Certo non ho rifutato un 18, ma la delusione mi brucia ancora perché questo ha intaccato una certa sicurezza che mi ero creata. Non più di una patina, certo, ma in qualche modo sapevo che il giorno dell'esame sarei riuscita a spuntarla. E invece l'altra volta no. Cavoli. Anzi, cavolfiori, che mi fanno pure più schifo.
Ma non è certo solo quello.
E' che sento tanto la nostalgia di casa, ho voglia di tornare, di rivedere Raf, nonna, Martina. L'altra sera ero nel letto e pensavo un po' alla nostalgia.
Com'è la nostalgia di casa? Perché mi manca più una persona piuttosto che un'altra, tenuto conto che amo tutta la mia famiglia? (nonostante alcune cose..)
Poi ovviamente, i pensieri si sono allargati, allontanati nel tempo, dilatati e mi sono ritrovata praticamente in una valle di lacrime, come un bimbo di due anni che chiama la mamma e il papà del buio del risveglio notturno.
E ho preso la loro foto e l'ho accarezzata a lungo, come se avesse senso, come se la carezza oltrepassasse la carta e arrivasse lontano, anzi lontanissimo.
Non parliamo di quanto ho ipotizzato le loro telefonate. Lasciamo proprio stare, cerco di mantenere una dignità.
Let me go home..
I'm just too far from where you are
I wanna come home
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Halloween
2006

La notte in cui scoprii che il mio amore è un mago
nelle tagliatelle ai funghi porcini e salsiccia
La notte in cui, a 21 anni suonati
ho beccato la varicella
Buona serata a tutti!!!
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Ogni tanto guardo indietro nel mio blog, viaggiando tra le categorie e mi compiaccio id aver scritto spesso delle cavolate supersoniche. Ve ne ripropongo una, chissà se vi piacerà!
Sociologia del calcetto - dei prodi calciatori (novembre 07)
Avete mai notato che i ragazzi, ma credo anche gli uomini, dal modo in cui ne parlano, risolvono con una partita di calcetto una buona parte dei propri conflitti interiori o i problemi di varia natura?
La noia della scuola o dell'università, la discussione con la ragazza, ma forse anche la frustrazione per un capufficio rompiscatole... tutto crolla durante il calcetto, meglio se nel campo sotto casa, meglio se con gli stessi amici/compagni di sventura, alla stessa ora, lo stesso giorno.
Una routine irrinunciabile o un'improvviso fuori programma, il calcetto è "luogo di sfide e sfogo dello stress". L'esemplare maschile mette a dura prova la propria virilità e prestanza fisica, insulti goliardici si alternano al rumore delle scarpette sul terreno di gioco, alle testate date alla sfera e ad indicazioni tecniche diffuse di solito dal più immobile dei partecipanti, che si improvvisa CT. *Ricordo infatti, una partita durante la quale un chiattone che non aveva corso mezzo metro, fermarsi a bordo campo e dire a degli amici/spettatori: «Tecnicamente siamo messi bene, ma manca coesione alla squadra»
*
Le peculiarità della partita di calcetto sono le seguenti:
-> La perdita dell'Identità: tra di loro i giocatori si chiamano "Oooh!" oppure "Portiééé!"
-> Linguaggio forbito e preposizioni "molto" articolate" del tipo "Ja giochiamo", "Uomooo", "Passa" e varie
-> Auto-compiacimento e spesso creazione di un'Identità alternativa: il giocatore che dribbla l'avversario, crossa e segna si autoproclamerà "Kakàààà!" o "Di Napoliiii" a seconda dell'appartenenza calcistica
-> Ultima, ma non meno importante, l'Analisi Numerica: "Quanto stiamo?" "6 a 4 per noi... 2 a 0 giochiamo, ja"
Ma dicevo, è anche luogo di sfogo dello stress e rabbia e se lo sforzo fisico non dovesse bastare allo scopo, ecco che l'occasione di un fallo non valutato tale o il turno per il "portiere volante" non definito, da scambio di improperi su madri, sorelle e fidanzate, si trasforma in lite, con i compagni di squadra che si tirano in mezzo per separare i contendenti, sfoggiando movenze alla Mario Merola quando dice al figlio avvocato "addnucchiat' e vas'm sti mman!" (link al video )
Riflettevo su tutto questo ieri sera, al campetto sotto casa del mio amore, mentre lui ed alcuni amici (8 per la precisione, l'ultimo non si è presentato) si esibivano in questo rituale sociologico del maschio stressato dell'età contemporanea. (dopo aver spazzato via le foglie secche dal campo di gioco).
E pensavo: cosa abbiamo noi ragazze/donne come controparte? (oltre al torcicollo e raffreddore causati dalla suddetta umidità, ma cosa non si farebbe per amore del proprio prode calciatore?) *Si, mio campione del mondo, mi riferisco a te!*
Dicevo: cosa abbiamo?
Il circolo del punto a croce? (se c'è informatevi, che mi ci iscrivo..)
L'inciucio con le amiche davanti al tè o all'aperitivo?
La lotta nel fango? (..)
Davvero non sono riuscita a rispondermi, non c'è secondo me, un'equivalente femminile del calcetto, neanche lo shopping ossessivo compulsivo.
Quindi gloria ed onore ai vincitori e ai vinti, che magari tornano a casa da mogli e fidanzate ( o dalla play station) un pò stanchi, ma meno stressati e con i muscoli più tonici!!! ^_^
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Diciamo che sto cercando di tornare. Anche se la voglia è poca, non riesco a studiare e a guardare tre giorni più in là. In ogni caso, la vita continua anche stavolta, anche dopo quest'altra botta.
E nonostante tutto, non posso dire che questo sia un brutto periodo, perché mi sento tanto coccolata dal mio amorino, con le nostre cenette -dietetiche purtroppo-, apparecchi tu, cucino io e viceversa, vorrei che fosse così sempre, ma devo rientrare a Roma a breve.
Chiacchiere non riesco a farne, ma pian piano tornerò in forma!
Vi consiglio un bel libro (tanto per..): Jorge Amado, Dona Flor e i suoi due mariti
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Post Pluriagromenti!
1. Adoro le persone che amano il proprio mestiere.. e quando te ne parlano, gli sorridono anche gli occhi! Il mio professore di grafica e design per la comunicazione, un grandissimo cervello, in un uomo dal carisma eccezionale, oggi ci spiegava le linee guida per la realizzazione del nostro progetto:
< Dovete tener presenti i vostri obiettivi, non perdervi nei "sogni", nelle fantasie.
La ricerca della verità è fondamentale nel nostro mestiere e nella nostra vita.
E la verità più bella è quella del cuore. Il cuore, come dice Pascal, ha ragioni che la ragione non conosce. Ma il cuore a volte nsconde lobiettività dei fatti, per questo non dobbiamo perdere di vista la piattaforma razionale: questa ci consente di non vedere il drago nel mulino a vento come Don Chisciotte.. >
Tutto ciò contrasta in parte con la mia spiccata romanticheria.. ma è un discorso che mi calza come un guanto.. voi cosa ne pensate?
2. Un bel giorno, qui, vi ho raccontato di somigliare a Rod Stewart..
Dopo un fine settimana a casa e un giretto dal mio parrucchiere, somiglio invece a lei:

(decisamente meglio!)
3. Vi anticipo che quella pazza di Iblis verrà domani a romperci le scatole a Roma con ù ed altri amichetti.. alla prossima per la narrazione.. intanto, un avviso "di servizio"
Cara Iblis, per te, io ed Odry abbiamo preparato un giaciglio molto speciale. (tu dormi sotto)
TVB! 
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Allora. Non ricordo nulla del background di questa conversazione, ma forse parlavamo dell'ineluttabilità di certe cose della vita, che non reagiamo in tempo alle cose che cambiano.. (peeesante!) C'eravamo io e mia cugina, poverella, che mi subisce sempre.
Arwen. Cugina.
A. E' come quando un cavallo si fa male, che impazzisce per il dolore.
C. 
A. Si, che corre corre corre, è incontrollabile.. e può pure morire perché non si accorge se c'è un dirupo!
C. Madò povero cavallo!
A. Oppure, come la storia della rana.
C. E che storia è?
A. Se prendi una rana e la vuoi mettere nell'acqua bollente, quella salterà fuori!
C. Si..
A. Se invece tu metti la rana in una pentola con l'acqua fredda e accendi poi il fuoco.. lei si lascerà morire.. poco a poco...

La conclusione è:
parlo così tanto forse perchè sono affascinata dal suono della mia voce 
Dedicato a Iblis che adora le rane! 
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